Il primo passo per valorizzare i Caregiver familiari
Il 12 gennaio 2026 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri un Disegno di Legge (DDL) dedicato ai Caregiver familiari.
Attenzione: non è ancora una legge.
Il testo deve ancora affrontare l’iter parlamentare, ovvero la discussione e l’approvazione da parte di Camera e Senato.
Solo in seguito, e con eventuali modifiche, potrà diventare una norma a tutti gli effetti.
Inoltre, anche dopo l’approvazione, serviranno decreti attuativi per rendere operative le misure previste.
Per questo motivo, è importante accogliere con interesse il provvedimento, ma senza creare false aspettative: al momento è una proposta, non una garanzia.
Un primo passo di riconoscimento dei Caregiver familiari?
Per anni, chi si è preso cura di un proprio caro in modo continuativo e informale lo ha fatto spesso nell’ombra, senza tutele, sacrificando lavoro, salute e progetti di vita.
Il DDL 2026 prova a colmare questo vuoto, tracciando un primo riconoscimento – per ora solo potenziale – del ruolo dei caregiver familiari.
Secondo quanto dichiarato dalla Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, si tratta di un passo per “dare dignità e riconoscimento” a chi svolge un compito di cura così importante.
Resta da vedere se e come questo intento troverà una traduzione concreta nella vita delle famiglie.
Contributi economici per i Cargiver familiari e priorità
Il testo prevede l’istituzione di un contributo mensile fino a 400 euro, rivolto a caregiver conviventi che assistano persone con disabilità gravissima per almeno 91 ore settimanali.
La priorità sarà data a chi ha già ottenuto l’indennità di accompagnamento da almeno tre anni.
Si tratta di una misura significativa, ma limitata a una platea ristretta.
L’effettiva utilità dipenderà molto dai fondi stanziati, dai criteri di accesso e dai tempi di erogazione.
Il rischio – già visto in altri provvedimenti – è che le risorse non bastino o che la burocrazia scoraggi l’accesso.
Caregiver nel Progetto di Vita
Una delle innovazioni più interessanti del DDL riguarda l’inserimento formale dei caregiver familiari all’interno del Progetto di Vita e del PAI (Piano Assistenziale Individualizzato).
Significa che il tempo, la fatica e il ruolo quotidiano di cura non saranno più trattati come un “dato informale”, ma come parte integrante della progettazione socio-sanitaria.
Tuttavia, anche in questo caso, l’efficacia dipenderà da come e con quale coerenza i servizi locali recepiranno questo principio.
L’applicazione concreta rimane una sfida aperta.
Diritti lavorativi e supporto psicologico
Il DDL prevede alcune tutele per i caregiver lavoratori, come:
- flessibilità e smart working per conciliare lavoro e assistenza;
- protezione del posto di lavoro;
- accesso a servizi di supporto psicologico e sociale.
Misure importanti, ma che – per ora – restano sulla carta.
Sarà necessario verificare se e come saranno tradotte in provvedimenti reali, compatibili con le esigenze delle aziende e dei territori.
Chi rientra tra i caregiver familiari?
Il testo definisce in modo chiaro chi può essere riconosciuto come caregiver familiare:
- coniuge o convivente di fatto,
- parenti entro il secondo grado (genitori, figli, fratelli, nonni),
- affini fino al terzo grado, in alcuni casi specifici.
Questa chiarezza normativa potrà aiutare molte famiglie a uscire dall’ambiguità burocratica in cui spesso si trovano.
Quali saranno i prossimi passaggi?
Essendo un DDL, il testo non è ancora operativo.
Il percorso prevede:
- Discussione e approvazione in Parlamento (con possibilità di modifiche).
- Attivazione di una piattaforma INPS per la registrazione dei caregiver (prevista per settembre 2026).
- Prime erogazioni del contributo economico (ipotizzate per fine 2026).
Conferma dei fondi nel Bilancio dello Stato.
Conclusione: una proposta da seguire con attenzione
Il DDL 2026 rappresenta senza dubbio un segnale politico importante: i caregiver familiari non sono più invisibili, ma siamo ancora lontani da un sistema di tutele pienamente attuato.
Serviranno attenzione, vigilanza e confronto continuo per trasformare queste intenzioni in diritti concreti.
Per le famiglie, oggi, non cambia ancora nulla. Ma potrebbe essere l’inizio di un cambiamento, se il percorso legislativo e attuativo riuscirà ad andare fino in fondo.
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