Comportamenti problema e frustrazione

Comportamenti e Comportamenti problema

Prima di parlare dei comportamenti problema è utile dare una breve definizione di comportamento, che è:

il modo in cui l’essere umano risponde a ciò che accade nell’ambiente, sia fisico che relazionale.

Ogni comportamento messo in atto ha uno scopo ben preciso, si cerca di ottenere o evitare qualcosa. Inoltre il comportamento ha una funzione comunicativa.

Per “comportamento problema” si intende invece un comportamento:

  • distruttivo per sé stesso e/o per gli altri
  • dirompente
  • non rispettoso delle comuni regole sociali
  • interferente con le normali attività quotidiane
  • di ostacolo all’apprendimento scolastico (nel caso dei bambini).

Questi tipi di comportamenti sono facilmente riscontrabili in bambini e adulti con delle difficoltà nello sviluppo come possono essere le disabilità intellettive o l’autismo.

Caratteristiche comuni dei Comportamenti problema:

Alcuni dei comportamenti problema osservabili possono essere atti di aggressione verso sé e/o verso gli altri, oppure strillare, rompere delle cose, o altro ancora.

A prescindere dal modo in cui si manifestano, i comportamenti problema hanno alcune caratteristiche comuni:

  • vengono utilizzati per raggiungere uno scopo (attirare l’attenzione su di sé, soddisfare un bisogno) oppure per evitare qualcosa (una situazione spiacevole, una punizione)
  • hanno funzione comunicativa.

C’è un punto molto importante su cui porre la nostra attenzione: il comportamento che produce il risultato desiderato si manifesterà nuovamente, quello che invece non porta allo scopo stabilito verrà abbandonato.

Se quindi una persona manifesta ripetutamente un certo comportamento problema possiamo ipotizzare che quel comportamento è stato rinforzato dall’ambiente circostante.

Potremmo affermare che tali comportamenti, seppur problematici e a volte pericolosi, sono utili e servono a qualcosa.

E’ possibile eliminarli?

La risposta è sì. Prima di provare ad eliminarli però ci si deve chiedere a cosa servono nello specifico.

In altre parole, perché questa persona comunica in questo modo? Cosa manifesta attraverso questo comportamento?

Il punto non è, quindi, evitare la manifestazione del comportamento problema, ma capire cosa lo ha scatenato ed aiutare la persona ed esprimersi in modo più efficace, per sé stessa e per gli altri.

Spesso, infatti, ci si concentra eccessivamente sull’evitare che un dato comportamento si manifesti e non ci si chiede quale è il motivo che lo provoca.

Oltre a ciò, bisogna tenere a mente che la persona che manifesta i comportamenti problema può sperimentare un senso di frustrazione, così come chi gli sta accanto.

La frustrazione

La frustrazione è, in base alla defizione, una sensazione:

Si manifesta spesso in bambini ed adolescenti ma anche gli adulti non sono “al riparo” da questa sensazione.

I bambini, spesso, non sanno come gestirla ed è quindi necessario l’aiuto dei genitori che mostreranno loro come accogliere tale sensazione, verbalizzando le emozioni negative e insegnando a chiedere aiuto nel momento del bisogno.

Imparare da bambini queste “tecniche” è una buona base per sviluppare una personalità emotivamente sana. Se non si diventa capaci di gestire la frustrazione si possono verificare conseguenze negative, per sé stessi e per le persone che ci circondano.

Se non riesci più a gestire i comportamenti problema o la frustrazione di un membro della tua famiglia puoi avvalerti di un aiuto da parte di persone con specifiche competenze.

La cosa più importante è che il professionista in questione conosca le tecniche psicologiche ed educative che più si adattano a varie situazioni e, dopo aver conosciuto la famiglia, propone quella più adatta.

Ad esempio, nel caso dei comportamenti problema si può utilizzare il metodo ABC (Activating event – Belief – Consequences) che prevede l’analisi degli antecedenti, le credenze e le conseguenze del comportamento.

In questo modo la persona può diventare maggiormente consapevole dei meccanismi cognitivi che mette in atto ed agire per modificare il proprio comportamento disfunzionale.

Altro contributo importante è quello dei 7 punti per il controllo istruzionale di Robert Schramm, che evidenzia come si deve necessariamente diventare dei punti di riferimento per la persona, mettendo in atto in maniera continuativa 7 comportamenti-cardine.

Una proposta di…. Metodo!

Una delle proposte più interessanti nel panorama attuale è il metodo del “Coach Familiare” (link all’articolo di Pietro), destinato a professionisti del settore (psicologi ed educatori in primis).

Il metodo prevede una serie di incontri domiciliari tra famiglia e il professionista in cui la famiglia espone le problematiche che si vuole risolvere, i desideri e il cambiamento desiderato.

Dopo una attenta analisi della richiesta, il coach propone alla famiglia una serie di obiettivi da raggiungere per migliorare la loro situazione.

La particolarità del metodo fa sì che non ci siano “piani preimpostati” da applicare rigidamente ad ogni famiglia, ma interventi ad hoc, cuciti sul bisogno particolare di ciascuno.

Questo metodo è un modo concreto per approcciarsi ad una certa situazione e l’esperienza del coach è molto utile in svariati contesti.

In quanto professionisti della salute mentale ci dirigiamo verso tutte quelle persone a cui serve un aiuto e che, spesso, non sanno a chi rivolgersi. Frequentemente ci imbattiamo in famiglie che vivono situazioni pesanti, che sentono di non avere un supporto né una via d’uscita.

Per applicare il metodo è necessaria e molto importante la partecipazione attiva della famiglia! Il coach non è un mago che risolve nell’immediato il problema e la famiglia non è assolutamente un soggetto passivo.

È importante che la persona che desidera un cambiamento si dia da fare per raggiungerlo, il coach fornisce indicazioni sul percorso migliore da seguire. In questo modo si costruisce attivamente la propria crescita e si migliora la propria salute psicologica.

Foto di Guduru Ajay bhargav da Pexels

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