Il Piano Educativo Individualizzato (PEI) è il Progetto di Vita?

Piano Educativo Individualizzato (PEI) e il Progetto di Vita si riferiscono alla stessa cosa?

Chi frequenta il mondo della scuola, che sia:

  • insegnante
  • genitore
  • allievo
  • consulente dell’ASL

 

si sarà abituato a sentir parlare di Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Al contrario, solo negli ultimi anni, chi lavora in ambito educativo e territoriale avrà sentito parlare, in alcune occasioni, del Progetto di Vita individualizzato e si sarà chiesto:

Questi due termini si riferiscono alla stessa cosa? Sono documenti che trattano la stessa tematica?

No, sono due documenti differenti, hanno in comune solo la parola individualizzato.

Andiamo insieme a vedere a quali pratiche si riferiscono e in cosa si differenziano.

 

Il Piano Educativo Individualizzato (PEI)

Il PEI si origina in ambito scolastico e spesso viene portato anche in ambito assistenziale e nelle strutture socio-occupazionali.

È un documento che riassume fasi molto importanti del processo di apprendimento e conoscenza dell’allievo disabile e del suo intervento didattico.

Le fasi che articola e coordina sono:

  • la diagnosi funzionale
  • il profilo funzionale
  • le attività educative

che devono essere portate avanti per raggiungere determinati obbiettivi.

Rappresenta lo strumento attraverso il quale si elaborano le soluzioni operative per favorire il raggiungimento degli obbiettivi definiti dal profilo funzionale del singolo studente (per questo si parla di “individualizzato”), identificando le:

  • risorse materiali
  • organizzative
  • metodologiche

 

che serviranno a realizzare le attività didattiche, educative e di stimolazione.

Piano piano si sta cercando di allargare la visione del piano individualizzato ad attività extra scolastiche come, per esempio, attività del tempo libero e attività familiari: è qui che entra in gioco il guardare il più possibile nel futuro, nelle dimensioni dell’essere adulto e a questo proposito si può parlare anche di Progetto di Vita.

 

Il Progetto di Vita individualizzato

Il progetto di vita è un documento più ampio, che può comprendere il Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Questo documento comprende l’evoluzione della persona, non solo in ambito educativo, ma si apre al concetto di “un futuro possibile”, permettendo di pensare la persona in tutte le sfere della vita.

Il Progetto di Vita individualizzato consiste inizialmente nell’osservare e poi nell’individuare come poter agire e costruire gradualmente una propria adultità, con il massimo di autonomia e indipendenza possibile.

L’importante è dare la giusta importanza alle autonomie, ma non soltanto quelle scolastiche e personali, ma anche quelle che riguardano:

  • comunicazione in contesti reali
  • capacità di interagire
  • poter esplorare in modo adatto sé stessi, le altre persone e l’ambiente che li circonda

 

Piano Educativo Individualizzato (PEI) e Progetto di Vita  

È indispensabile la costruzione di un Progetto di Vita Individualizzato per la singola persona con disabilità, come stabilisce la legge 104/92 art 3, ovvero:

persona con disabilità fisica, psichica e/o sensoriale, stabilizzata o progressiva, attraverso il quale poter creare percorsi specifici per ciascun utente.

Fare entrare il Progetto di Vita nel Piano Educativo Individualizzato (PEI) vuole dunque dire principalmente due cose:

  1. scegliere obbiettivi orientati il più possibile alla vita adulta (autonoma)
  2. usare modalità “adulte” di lavorare all’apprendimento di questi obiettivi

Nel pensare in un’ottica adulta ci confronteremo anche con le ansie e le preoccupazioni del loro futuro da parte delle loro famiglie. Tuttavia, il Progetto di Vita serve proprio ad anticipare eventi, situazioni, obbiettivi e desideri, per non far arrivare le famiglie impreparate (anche se non esiste una vera e propria “preparazione” da seguire).

Pertanto, il Progetto di Vita integrato al PEI ha come obbiettivo quello d’identificare le esperienze da far fare all’alunno per fare qualche passo significativo verso:

  • l’autodeterminazione
  • la libertà di scelta
  • il mantenimento di una buona rete di supporto sociale
  • la gestione consapevole della propria salute.

In conclusione  

Una buona qualità della vita adulta dovrebbe essere l’elemento di riferimento per orientare l’insegnamento a un’integrazione sciale più ampia, un’indipendenza più matura e un lavoro soddisfacente per i bambini con disabilità che, crescendo, diventeranno adulti.

Per far ciò, però, è necessaria la collaborazione di tutti gli enti privati e pubblici che girano intorno alla vita della persona disabile.

È fondamentale creare:

  • collegamenti
  • alleanze
  • sinergie
  • comunicazioni
  • mediazioni
  • sviluppo di una visione il più possibile comune.

Deve essere un’impresa collettiva con a capo il soggetto con disabilità.

Se vuoi realizzare il Progetto di Vita individualizzato del tuo caro ed hai bisogno di assistenza

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