Progettare un Cohousing: famiglie e Dopo di noi

Famiglie e Dopo di Noi: progettare un Cohousing

Progettare un Cohousing può essere un modo per affacciarsi al Dopo di Noi e abbiamo già affrontato la progettazione di un Cohousing in vari articoli.

Questa invece è una breve intervista ad una mamma che lavora oggi per un futuro migliore del figlio e vediamo i passi che sta facendo per progettare un Cohousing.

Come abbiamo conosciuto una mamma che vuole progettare un Cohousing

Un giorno come un altro, appare sul blog del Coach Familiare la richiesta di una mamma di Taranto di poter raccontare e dare voce alla sua esperienza di vita e al sogno di “dare” un Dopo di Noi migliore a suo figlio, ormai un giovane adulto con la Sindrome dello spettro dell’Autismo.

E allora, perché non intervistare Maria Pia e approfondire il suo grande lavoro nel mondo della disabilità?

Con la speranza che questa testimonianza sia di grande aiuto e stimolo ad altre famiglie.

I primi passi: altri esempi a cui ispirarsi per progettare il Cohousing 

Abbiamo chiesto alla mamma, Maria Pia, qual è ad oggi il suo più grande desiderio e, quindi, cosa la spinge ad essere così attiva nel mondo della disabilità:

Tutto è iniziato grazie ad un mio amico, professore di sostegno. Il suo desiderio era quello di avviare una fattoria in cui i ragazzi sarebbero stati i primi a partecipare e lavorare. Il ricavato sarebbe stato non solo un beneficio economico ma anche sociale e relazionale, con tutti i tempi e i ritmi di una vita “normale”. Ed è questo il tipo di progetto al quale tendo, questa è la vita indipendente che vorrei vivano mio figlio ed altri come lui

Qual è stato allora il suo primo passo in questo progetto?

Sono in contatto con diverse associazioni e diverse famiglie e, insieme a loro, ho deciso di iniziare un percorso di conoscenza tra noi genitori e, soprattutto, tra i nostri figli.

Sarebbe impensabile progettare un Cohousing con ragazzi che tra loro non si conoscono o, peggio ancora, scoprire che non vanno d’accordo.

Abbiamo, così, iniziato ad organizzare delle piccole vacanze che ci hanno tenuti insieme tutta l’estate.

Tra i paesaggi della Puglia, Basilicata e Campania, abbiamo avuto l‘opportunità di metterci alla prova, conoscere i nostri limiti e le nostre potenzialità.

Abbiamo cercato di dar loro la possibilità di scegliersi, conoscersi, affiliarsi, prima come amici per poi arrivare ad essere magari futuri coinquilini.

Soprattutto, abbiamo dato un senso alle nostre idee giungendo ad una conclusione:

avviare progetti di vita indipendente per i nostri ragazzi!

A prescindere dal tipo di Cohousing da realizzare:

  • fattoria sociale
  • agriturismo
  • altra soluzione abitativa

quello che vogliamo è che conoscendo i ragazzi e conoscendosi tra di loro, possano venir fuori il loro desiderio, le loro aspirazioni e attitudini così da non imporgli né un’attività né l’altra, ma solo possibilità lavorative piacevoli.

Quale tipologia di Dopo di Noi aspira?

Una delle prime cose che vorrei è che l’autonomia di mio figlio venisse potenziata e preservata per far sì che intorno a lui si possa creare una rete di sostegno e non di assistenza che si sostituisca alle sue idee e alle sue volontà.

Ci sono realtà in cui la persona con disabilità non ha la libertà di prendere nemmeno la decisione più semplice.

Anche il solo pensare di prendere l’autobus da solo, comprare qualcosa con i propri soldi conoscendone il valore… non sono cose scontate.

Vorrei che il Dopo di Noi di mio figlio sia ricco di possibilità e autonomia… vorrei che abbia la libertà e la competenza:

  • muoversi da solo
  • andare a lavorare
  • fare rete sociale

Come immagina la vita nel Cohousing che sta progettando?

Quello che sento mancare a noi genitori è il sostegno, l’aiuto da parte del pubblico.

È per questo che tendiamo, lì dove possibile, a darci una mano reciproca, quindi, se dovessi progettare un Cohousing, la prima cosa a cui penserei è la collaborazione tra genitori.

Lo vivrei come un luogo dove ogni ragazzo possa crescere e vivere in autonomia, sempre con l’affetto familiare che non necessariamente deve essere dato dai propri genitori, ma anche da quelli degli altri ragazzi.

Altro tassello importante: crediamo molto nello spirito di collaborazione e nell’aiuto di volontari, di persone che abbiano a cuore questo tipo di aiuto. Tante volte i ragazzi, più che di educatori veri e propri, hanno bisogno di persone che sappiano coinvolgerli nella vita e non solo in laboratori. Sicuramente ogni ragazzo avrà il proprio progetto di vita individuale, più strutturato e tecnico. Però, vorrei che questa struttura ferma venga anche associata ad un aspetto più umano e familiare.”

Felici della collaborazione con Maria Pia e della fiducia che ci sta dando, ci auguriamo di poterla ancora aiutare nel suo progetto di Dopo di Noi.

 

foto da: Pexels

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