Risorse per il Progetto di Vita: meno sprechi

Come la personalizzazione può ottimizzare le risorse pubbliche?  

Quando si parla di Progetto di Vita per le persone con disabilità, la prima obiezione che spesso emerge nei contesti amministrativi è:

Quanto ci costa tutto questo? Che risorse per il Progetto di Vita dobbiamo impegnare?

L’idea che la personalizzazione degli interventi comporti automaticamente un aumento della spesa pubblica è diffusa, ma non è supportata dai fatti.

Al contrario, l’esperienza di chi come noi lavora quotidianamente nella costruzione di progetti personalizzati dimostra che progettare bene significa spesso spendere meglio, evitando:

  1. sprechi
  2. duplicazioni
  3. servizi che non rispondono davvero ai bisogni.

 

Il costo degli interventi “standard” che non funzionano 

Quando i servizi vengono attivati in modo automatico, perchè come spesso ci sentiamo dire:

perché si è sempre fatto così

si rischia di finanziare soluzioni costose, ma inefficaci come:

  • inserimenti in centri diurni non adatti, dove la persona è isolata o frustrata.
  • residenzialità full-time per persone che potrebbero sperimentare forme più leggere (co-housing, week-end abitativi, soluzioni condivise).
  • educatori domiciliari attivati senza obiettivi chiari o senza verifica dell’impatto.
  • progetti scolastici costruiti a tavolino, senza una reale lettura del funzionamento della persona.

In questi casi, la spesa pubblica, a fronte delle risorse per il Progetto di Vita disponibili, c’è ed è anche alta, ma non produce reale benessere, né per la persona né per la famiglia.

 

Centrare i bisogni = pianificare meglio

Il Progetto di Vita personalizzato, se fatto bene, parte da una valutazione multidimensionale:

  • desideri,
  • capacità,
  • contesto,
  • priorità.

 

Questo consente d’impiegare le risorse del Progetto di Vita per:

  • attivare solo ciò che serve davvero,
  • evitare interventi sovrapposti,
  • modulare l’intensità del supporto nel tempo: più nei momenti critici, meno quando la persona è stabile,
  • coinvolgere la famiglia e il territorio per integrare risorse formali e informali.

In sintesi: non più tutto per tutti, ma ciascuno ciò che serve, quando serve.

 

L’effetto moltiplicatore della personalizzazione

In molti casi, la personalizzazione degli interventi genera anche benefici secondari, che incidono in modo significativo sulla riduzione dei costi indiretti.

Quando una persona è inserita in un contesto adeguato e supportata nel modo giusto, si osserva spesso una diminuzione delle crisi comportamentali, con una conseguente riduzione degli accessi al pronto soccorso e degli interventi sanitari d’urgenza.

Allo stesso tempo, un percorso orientato allo sviluppo delle autonomie consente, nel medio periodo, di ridurre il numero di ore di assistenza necessarie, rendendo il supporto più sostenibile.

La continuità relazionale con operatori stabili rappresenta un altro fattore chiave: relazioni consolidate favoriscono il benessere della persona e permettono di contenere il turn over del personale, con un risparmio evidente sui costi di selezione e formazione continua.

Infine, quando le persone e le famiglie sperimentano percorsi coerenti e significativi, diminuisce anche il ricorso a contenziosi e richieste formali, spesso attivati come risposta a servizi percepiti come inadeguati o inefficaci.

 

Il Progetto di Vita come strumento di programmazione, non di emergenza 

Il Progetto di Vita è anche uno strumento di programmazione oltre che degli interventi, dei loro costi, per valutare quali sono le risorse pubbliche da destinare.

Spesso i servizi intervengono in emergenza: quando la famiglia “non ce la fa più”, quando “non c’è più tempo per cercare alternative”.

Questo approccio reattivo è però quello che richiede maggiori risorse per il Progetto di Vita ed il meno efficace.

 

Un buon Progetto di Vita è anche uno strumento di prevenzione e programmazione

Un buon Progetto di Vita personalizzato è uno strumento di prevenzione e di programmazione dell’impiego delle risorse, perchè permette di:

  • anticipare i passaggi critici (uscita da scuola, invecchiamento dei genitori, post-diagnosi),
  • strutturare il sistema dei servizi intorno a traiettorie di vita, e non a risposte episodiche,
  • allocare le risorse in modo più equo, in base a bisogni reali e dinamici.

 

Concludendo: serve un cambio di sguardo

Il Progetto di Vita non è un lusso per pochi fortunati.

È, al contrario, una leva per migliorare l’efficienza del sistema e per uscire dalla logica dell’assistenzialismo, costruendo risposte mirate, sostenibili e condivise.

Il vero risparmio non sta nel tagliare, per restare nell’ambito delle risorse per il Progetto di Vita, ma sta nel progettare bene.

 

ph. di Christian Dubovan by Unsplash

 

 

 

Vuoi avere maggiori informazioni sul Progetto di Vita, su come progettarlo, ottimizzando le risorse?

 

form degli articoli raccontaci la tua esperienza

Articoli correlati:

Perché fare un Progetto di vita della persona con disabilità

Perché fare un Progetto di vita della persona con disabilità

18 Novembre 2021

progetto di vita individualizzato

progetto di vita individualizzato

30 Settembre 2020