Comportamenti problema e coerenza educativa

I comportamenti problema complicano il lavoro di genitore

A complicare il lavoro del genitore, che, come risaputo, è il più difficile del mondo, ci sono i cosiddetti comportamenti problema.

Spesso i genitori chiedono ai professionisti la bacchetta magica per far sparire ogni forma di crisi dalle giornate della famiglia, ma la soluzione non è così semplice.

Come abbiamo già detto tante volte nei nostri articoli, i comportamenti problema possono essere modificati ma affinché ciò avvenga non è sufficiente lo schiocco delle dita, ma è fondamentale rispettare tre criteri:

  1. regole chiare
  2. tempo
  3. coerenza.

Regole chiare e coerenti

I comportamenti sono sempre orientati a comunicare qualcosa, finalizzati a rispondere ad un bisogno, ad evitare determinate situazioni, raggiungere obiettivi.

Quando però diventano disfunzionali, disadattivi per sé e per gli altri, ecco che parliamo di comportamenti problema.

Immaginiamo un contesto familiare in cui il figlio, con disabilità intellettiva, richiede di mangiare a qualsiasi ora.

I genitori ovviamente si ritrovano davanti a due scelte:

  1. sentire il ragazzo urlare e di conseguenza lasciare che lo senta anche tutto il vicinato
  2. lasciare che il ragazzo mangi e non sentire più le sue urla.

 

Solitamente avviene che i genitori tentino di proseguire con la prima scelta, ma si ritrovano, per sfinimento, a dover abbandonare le regole e cedere alle lamentele del proprio figlio.

Non c’è effetto più disfunzionale di questo!

Perchè non c’è effetto più disfunzionale di questo? 

I messaggi incoerenti, le regole incoerenti producono incertezza e confusione.

L’incoerenza ci porta ad adattarci alle situazioni al meglio delle proprie possibilità, pur di raggiungere quel determinato scopo.

Intervenire su un comportamento problema significa modificarlo alla radice.

I professionisti parlano di analisi funzionale, ovvero un metodo che permette di individuare la relazione tra eventi antecedenti, comportamento e conseguenze, al fine di arrivare alla comprensione e al controllo di alcuni tipi di comportamento.

Una volta capito su cosa è necessario lavorare, si procede con la modifica del comportamento, ma la strada non è semplice: né per il ragazzo né per la sua famiglia.

Ogni cambiamento è preceduto da un periodo di adattamento al nuovo sistema prima di poter raggiungere un equilibrio.

Le vecchie abitudini lasciano poco margine alle nuove e c’è sempre la tentazione ad abbandonare la strada fatta perché sembra che non si riscontrino miglioramenti nell’immediato.

Il fattore tempo

Ed è proprio questo il punto, il fattore tempo.

Quando si decide di modificare qualcosa, che è sempre stata la stessa nel corso di svariati anni, bisogna accettare il compromesso di veder affiorare i risultati a lungo termine.

Bisogna fare i conti con le abitudini, difficili a morire.

E non bisogna mai perdere di vista un concetto fondamentale: cedere alle regole, lasciar correre “solo per questa volta”, acconsentire alla lamentela, non attenua momentaneamente il problema, bensì lo rinforza.

Si parla di rinforzo intermittente.

Un tipo di rinforzo che radicalizza ancor di più un dato comportamento, rendendone sempre più difficile la modifica, peggio ancora l’estinzione.

Cosa si deve fare allora con i comportamenti problema?

Dare poche e semplici regole, ma soprattutto chiare e coerenti.

E non si deve fare un passo indietro sulle proprie decisioni solo per stanchezza.

 

ph. mohamed abdelghaffar da pexels

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