Al Convegno Nazionale sul Progetto di Vita: testimonianze delle famiglie
Le testimonianze delle famiglie, in particolare dei genitori di ragazzi, che hanno presentato la loro esperienza di Progetti di Vita realizzati per i loro ragazzi, sono state parte integrante del Convegno nazionale sul Progetto di Vita, organizzato dalla cooperativa sociale ISACPro – Partner Territoriale di Coach familiare (Metodo Coach Familiare) e da YB Formazione srls, che si è tenuto il 26 febbraio 2026 a Taranto.
Nel corso del Convegno sono state infatti presentate tre testimonianze delle famiglie, attraverso la proiezione di video realizzati da altrettanti genitori, che hanno contribuito a conferire maggiore rilevanza e significato al Convegno sul Progetto di Vita, perchè raramente viene dato spazio a queste testimonianze delle famiglie: per questo motivo riteniamo importante riferirle in questo articolo.
La testimonianza di Fabio, padre di un ragazzo autistico di 24 anni
Fabio dice di vivere a Roma e che il figlio Davide, all’età di 4 o 5 anni ha manifestato delle difficoltà di linguaggio: contrariamente agli altri bambini non parlava ed era sempre molto agitato.
La famiglia, che si era rivolta all’Ausl e a vari specialisti, una volta acclarato l’autismo di Davide, si trovò abbandonata. I genitori lo affidarono allora a dei logopedisti e ad altri specialisti e in questo modo Davide trovò una sua collocazione e un miglioramento, infatti a distanza di 24 ha acquisito un’autonomia verbale ed è anche un atleta, perchè pratica la corsa ed ha una vita discreta.
La preoccupazione della famiglia nel corso degli anni e ancora oggi è quando non ci saranno più, quindi il Dopo di noi: la famiglia non sapeva cosa fare.
Tramite altri genitori, quindi con il passa parola, i genitori di Davide hanno saputo dell’esistenza del Progetto di Vita e gli presentarono Pietro Berti, il quale con molta professionalità, prese subito in carico la situazione di Davide:
- andando a casa ad intervistare Davide
- recandosi nel centro dove solitamente Davide trascorreva le giornate
- mettendosi in contatto con le ASL
Il tutto sempre alla presenza della famiglia e con la collaborazione dell’avv. Laura Andrao, che collabora con il Dott. Berti e con YB Formazione, la quale ha sollecitato le ASL di competenza, che dopo avere ricevuto la lettere si è subito attivata, fissando gli appuntamenti con i genitori e con Davide, ai quali partecipò anche il Dott. Berti.
Alla fine del percorso il Dott. Berti stilò il Progetto di Vita da sottoporre alle ASL: alla fine del 2025 finalmente il Progetto di Vita di Davide è stato ufficialmente presentato e approvato.
Spiega Fabio che per la famiglia è stata una grande soddisfazione, non tanto per il Progetto di Vita in sé, dato che non è al momento ancora non prevede l’erogazione di un supporto economico, tale da soddisfare tutte quelle che possono essere le attività che Davide intraprende:
- educative
- sportive
- ricreative
E’ però un Progetto condiviso che registra tutti i bisogni e le esigenze per la sua vita futura, mettendolo nelle condizioni di poter vivere una vita dignitosa, che sia soddisfacente.
Dice Fabio:
Non siamo più figli di un Dio minore e questa è una cosa molto importante per noi genitori
Concludendo il padre di Davide si augura che sempre più famiglie possano conoscere il Progetto di Vita per il bene dei loro figli.
“Non siamo più figli di un Dio minore e questa è una cosa molto importante per noi genitori.”
Testimonianze delle famiglie: parla Francesca, madre di Riccardo di 20 anni
Francesca esordisce dichiarando che è un onore per lei portare il suo piccolo contributo al Convegno e dice che è la mamma di un ragazzo autistico di 20, che si chiama Riccardo.
Con la sua testimonianza vuole sottolineare perchè è così importante attivare il Progetto di Vita.
Francesca spiega che c’è un gap, una distanza che le persone con disabilità imparano molto presto: è la distanza dei diritti sulla carta e diritti esercitabili nella pratica. Sulla carta il sistema funziona benissimo, ma nella vita reale arrivano sempre le risposte standard:
Questo servizio non lo abbiamo e non ci sono fondi
Riccardo sta frequentando l’Istituto Alberghiero e lo scorso anno, Francesca si è recata dai Servizi Sociali chiedendo se fosse possibile, una volta finita la scuola, inserirlo in un contesto lavorativo, con un tirocinio presso un ristorante, accompagnato da un educatore.
La risposta è che quel servizio non l’hanno, ma possono offrirmi quello che già c’è, senza alcuna alternativa.
A questo punto, Francesca si attiva da sola, trovando un ristorante e Riccardo attualmente frequenta l’Istituto Alberghiero, facendo l’alternanza scuola lavoro presso quel ristorante. In alcuni pomeriggi frequenta anche l’accademia di un’associazione di cui la mamma è presidente e nella quale si preparano i ragazzi per essere inseriti nell’ambito lavorativo.
Francesca torna allora dai Servizi Sociali, accompagnata da esperti di sua fiducia, tra i quali il Dott. Berti e riformula la richiesta. A questo punto i Servizi riconoscono l’ottimo lavoro che si sta facendo, collaborando, perchè Riccardo possa continuare il percorso intrapreso.
Spiega Francesca che la distanza di cui parlava all’inizio:
Nasce da una mancanza di visione a 360°, da una mancanza di coordinamento. Il problema sono gli interventi scollegati fra di loro, frammentati, spesso e volentieri attivati solo nell’emergenza, quando qualcosa non funziona più. Il Progetto di Vita fa la differenza perchè costruisce invece di tamponare.
Due persone con la stessa disabilità, con la stessa diagnosi possono avere gusti e esigenze completamente diversi e le soluzioni standard non portano all’inclusione, tutt’altro.
Pretendere soluzioni individualizzate non è un favore e la frase
la persona al centro
non è uno slogan. E’ la differenza tra fare e fare bene!
“Perché è importante attivare il Progetto di Vita”
La testimonianza di Raffaella, madre del piccolo Federico di 10 anni
Raffaella inizia la sua testimonianza, dicendo che il Progetto di Vita è stato uno step fondamentale del loro percorso con il loro Federico, perchè gli ha permesso di trasformare i suoi bisogni in obiettivi reali, ma soprattutto in obiettivi condivisi.
Gli obiettivi i genitori li avevano anche prima, ma erano condivisi solo con le persone che lavoravano a stretto contatto con lui, con i terapisti e con la scuola.
Creare un Progetto di Vita è stato importante perchè a permesso di allargare la rete che deve necessariamente ruotare intorno ai nostri ragazzi, quindi ha permesso di condividere questi obiettivi non solo con la scuola e con i terapisti, ma anche con le istituzioni (comune e istituzioni locali) e con l’OMPIA, quindi con il neuropsichiatra o gli psicologi che hanno in carico i nostri ragazzi.
Ha permesso di incontrarsi e di mettersi a tavolino e di dire:
Questi sono i bisogni di questo momento e questi sono gli obiettivi che dobbiamo portare avanti.
Ognuno deve fare la sua parte per portare avanti gli obiettivi dei nostri ragazzi e per far che questi obiettivi diventino benessere e autodeterminazione nel futuro.
Il momento in cui noi abbiamo stilato il Progetto di Vita è stato 2 anni fa, poi le cose sono state più semplici, perchè tutti eravamo allineati sugli obiettivi da raggiungere. Gli obbiettivi poi cambiano, si modificano e si evolvono nel tempo, ma tutti abbiamo lo stesso livello d’informazione e questo permette anche poi alle istituzioni di intervenire, quando ci sono delle opportunità sul territorio.
Ad esempio nel loro caso l’Assistente Sociale, che è sempre informata sugli obiettivi, chiama la famiglia se ci sono delle opportunità sul territorio, ma soprattutto le istituzioni si attivano anche in autonomia, quando è necessario dare un supporto economico alla famiglia, con quelli che sono gli interventi regionali o locali, necessari affinchè gli obettivi siano raggiunti.
Raffaella ribadisce che loro hanno cominciato presto ed hanno creduto subito nel Progetto di Vita, stilandolo quando il figlio era nella classe terza elementare, quindi il Progetto di vita non è solo il Dopo di Noi, ma è subito, è sempre, è Durante noi.
I nostri ragazzi hanno bisogni lungo tutta la vita, come tutti del resto, e quindi prima di inizia e meglio è.
Raffaella si sente finalmente supportata nei bisogni di suo figlio, che nel futuro saranno il suo benessere e la sua autodeterminazione.
“Il Progetto di Vita ci ha permesso di trasformare i suoi bisogni di Federico in obiettivi reali.”
Vuoi maggiori informazioni sul Progetto di Vita, su come si può attivare o sulle normative che lo regolano?