L’analisi del desiderio
Una delle fasi iniziali del Progetto di Vita è l’analisi del desiderio in cui si ascoltano e si mettono al centro le aspirazioni, i desideri e le preferenze della persona con disabilità.
Questo momento sposta l’attenzione dal semplice bisogno assistenziale ad un concreto progetto di una vita autonoma, rispettando l’autodeterminazione dell’individuo.
Il Progetto di Vita racchiude infatti al suo interno quello che si definisce “Assessment delle preferenze” (Area del desiderio), l’Area dei bisogni, l’Area delle Componenti Relazionali e Comportamentali della persona con disabilità.
Come si svolge l’analisi del desiderio?
Le modalità con sui si svolge la fase dell’analisi del desiderio nell’ambito del Progetto di Vita sono generalmente queste:
- Raccolta dei pensieri e dei gusti della persona con disabilità
- Dialogo con famiglia e con gli operatori per comprendere le preferenze.
- Scoperta di cosa fa stare bene la persona nel quotidiano.
- Definizione dei desideri, distinguendo fra passioni personali e mete per il futuro.
- desideri
- bisogni di sostegno
- caratteristiche comportamentali e relazionali della persona.
Un caso di analisi del desiderio nel Progetto di Vita
Al primo Convegno nazionale sul Progetto di Vita tenutosi a Taranto il 26 febbraio 2026 e organizzato dalla cooperativa sociale ISACPro – Partner Territoriale Coach familiare (Metodo Coach Familiare) insieme a YB Formazione srls, la psicologa e psicoterapeuta Serena Cartocci, ha presentato il caso di una persona con disabilità che ha seguito e con la quale ha costruito il Progetto di Vita, partendo proprio dall’assessment delle preferenze e quindi dai suoi desideri.
Una persona molto attiva e con molti interessi
Serena Cartocci descrive la persona come una ragazza, che chiameremo Sara, di circa 30 anni, che vive ancora con la famiglia e con le sorelle e come una persona molto attiva. La sua famiglia è veramente attenta a quelle che sono le sue necessità, ma anche ai suoi desideri e a darle delle opportunità in questo senso. È sempre stata molto coinvolta in molteplici attività e situazioni organizzate da cooperative, centri sia pubblici che privati, e attività sportive.
Il focus del Progetto di Vita di Sara: raccordare desideri, bisogni e realtà
Il Progetto di Vita di Sara ha avuto come focus innanzitutto il fatto di raccordare tutte queste situazioni e realtà, in modo che effettivamente avessimo tutti le stesse modalità e le stesse strategie, cosa che purtroppo alcune volte non è così semplice o scontata.
L’altro elemento è stato avere un’attenzione su quella che era un’altra necessità di questa ragazza, che era emersa in fase di analisi del desiderio: va benissimo essere coinvolta in tante attività, va benissimo fare tre o quattro sport, ma ci dava degli importanti segnali, ovvero:
ho bisogno anche di fermarmi, di avere un momento di libertà e di pace da gestirmi
Quindi è stata fatta una scelta, che può sembrare una riduzione delle attività e delle realtà a cui prendere parte, ma in realtà andava più incontro ai suoi bisogni.
Questa scelta non l’abbiamo fatta noi, ma l’ha fatta questa persona esprimendo tutta una serie di preferenze, facendoci chiaramente capire quali erano quelle che preferiva e che riteneva più interessanti, fra tutte quelle che stava svolgendo.
L’importanza di fare delle scelte fra tante attività
Il fatto di scegliere quali attività veramente la ragazza voleva fare, più che ridurle, ha significato dare continuità e una maggior presenza su alcune attività piuttosto che altre.
Per esempio, a lei piacevano tantissimo le attività presso una fattoria didattica, in cui poteva avere a che fare con gli animali e con il fatto di stare all’aria aperta e abbiamo capito che preferiva svolgere quelle, per cui abbiamo chiaramente dato più spazio a quelle nella redazione del suo Progetto di Vita.
In molti casi si tratta di organizzare le cose in maniera più funzionale per la persona con disabilità, senza togliere nessuna opportunità.
Conclusioni
In conclusione la fase di assessment delle preferenze o analisi del desiderio è fondamentale nella costruzione del Progetto di Vita di una persona con disabilità, perchè permette di riconosce la persona come autrice del proprio futuro, di trasformare le sue aspettative e desideri in obiettivi reali, evitando che determinati servizi o attività siano imposti come scelte calate dall’alto e permettendo di dare una direzione al suo percorso di vita.
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