Dopo di noi: le caratteristiche della struttura

Il Dopo di noi e il “prima e il durante noi” 

In vari nostri articoli abbiamo parlato del Cohousing familiari per il Dopo di Noi.

In questo articolo, affronteremo il tema di come deve essere una struttura non solo del “Dopo di Noi”, ma del “Prima e il durante noi”, perchè il Dopo di noi può essere efficace se anticipato da interventi e soluzioni che preparano genitori e figli, e quindi la famiglia.

L’impegno della famiglia

I genitori di figli diversamente abili devono dedicar loro, non solo materialmente, ma anche mentalmente gran parte del loro tempo.

Ogni altro impegno infatti è considerato una vera sottrazione ai propri doveri, una vera distrazione da quelli che invece devono riguardare i propri figli.

La forza fisica e mentale è considerata esclusiva, solo per loro.

Non è uno stato che ti viene naturale ma ti prende un po’ alla volta. Ci sono tanti impegni, non ti consentono di poter pensare ad altro:

  • Appuntamenti con gli specialisti
  • Riabilitazioni
  • Vari ambulatori
  • Ospedali
  • Scuola con gli insegnanti e il sostegno con i problemi mai risolti
  • Centri specialistici
  • Associazioni
  • Sport

E’ in questa condizione, senza che tu lo avverta, che si genera un senso di responsabilità inconscio e inconsapevole, il dovere diventa passione e scopri di nutrire un Amore smisurato per tuo figlio, ma non è sempre così.

Avvenimenti particolari, brutte notizie, difficoltà che non ti abbandonano mai, ti buttano giù tanto da far venir meno la forza fisica e mentale per andare avanti.

Lo scoraggiamento può essere tale da desiderare di scappare, isolarsi  in un mondo o ne “L’isola che non c’è”.

Il Dopo di Noi 

Questo nel migliore dei casi e quando i genitori non sono troppo avanti con l’età e non manca la salute.

Con queste brevi considerazioni un genitore di figlio diversamente abile non può che dedicarsi a proporre soluzioni non solo per il “Dopo di noi” ma anche per il “Prima e il durante noi”.

Si, proprio così. C’è un percorso da analizzare e il “Dopo di noi” può funzionare se anticipato da interventi e soluzioni che preparano genitori e figli, e quindi la famiglia, a vivere una vita degna di questo nome.

Da qui, per me, la proposta di avanzare un progetto che coniugi, quanto più possibile, i vari stati di una vita della famiglia con diversamente abili con le imprescindibili difficoltà che si incontrano tutti i giorni.

L’intento è quello di coinvolgere, per un verso, tutti i soggetti presenti nella società e nelle istituzioni e, per l’altro, calare l’intervento nel territorio con la sua cultura, le sue tradizioni e il suo paesaggio.

Il nuovo contesto sociale

E’ solo grazie al nuovo contesto sociale che un genitore di diversamente abile si pone rispetto al problema non più in termini passivi, rassegnato al destino e all’isolamento, ma in modo attivo e propositivo.

I primi passi si sono mossi grazie alle associazioni dei genitori e a quello che hanno aggregato attorno a loro.

Nel nostro territorio ci sono realtà che sono riuscite ad aggregare un volontariato di qualità, in grado di gestire eventi di ogni genere, dallo sport alla cultura con sodalizi di altissima qualità.

Si può e si deve fare di più

I tempi maturano una sensibilità in grado di pianificare e gestire relazioni di altro genere.

Fino ad ora i rapporti sono per lo più limitati ai soggetti interessati e per questo l’inclusione vera e propria è ancora molto da venire.

L’evoluzione della problematica deve porsi questi obiettivi principali per gli interventi:

  1. Per il diversamente abile non possono continuare a essere a compartimenti stagni: le fasi di diagnosi, cura, riabilitazione e vita nel contesto devono essere osservate contestualmente e con l’opportuna programmazione e pianificazione da tutti i soggetti interessati. Gli aspetti sanitari e sociali devono essere un tutt’uno con le istituzioni scolastiche e culturali in genere, le divisioni provocano contrapposizioni e contraddizioni ingestibili sul piano operativo che vanificano o addirittura peggiorano le condizioni dei soggetti interessati e delle loro famiglie;
  2. devono riguardare sempre e comunque tutta la famiglia e il contesto, tanto da osservare lo sviluppo dell’azione in modo complessivo, utile a valutare i risultati in modo concreto e realistico;
  3. gli interventi e le strutture dedicati alla disabilità non possono non coinvolgere a pieno il contesto del territorio, non basta coinvolgere il volontariato e l’associazionismo in genere ma anche e soprattutto il mondo dell’imprenditoria che dovrà scambiare con il tema in questione opportunità reciproche.

Gli obiettivi nel realizzare strutture per il Dopo di noi

Questi saranno gli obiettivi. Per affrontare il problema della disabilità occorre pensare al diversamente abile insieme alla sua famiglia e soprattutto a quei genitori che non saranno in grado di assistere da subito o in futuro i propri figli.

Per questo le strutture previste nel regolamento regionale n. 4/2007 devono avere la massima flessibilità.

Non solo tra quelle per Disabili (artt. 55, 56, 57, 58, 59, 60, 60 bis, 60 ter), ma anche tra queste e quelle per Anziani (artt. 62, 63, 64, 65, 66, 67 e 68).

Questo consentirebbe di affrontare le problematiche in modo specifico e individuale.

Le risposte dovranno essere in grado di rispondere alle specifiche e peculiari condizioni dei singoli diversamente abili nel proprio contesto familiare.

Le caratteristiche delle strutture residenziali

Le strutture residenziali, di cui al punto precedente, non devono operare in autosufficienza e avulse dal contesto.

Perché gli interventi risultino efficienti ed efficaci dovranno interagire con il mondo reale e cioè con quello economico-imprenditoriale.

I risultati dovranno essere quelli di ottenere una vera inclusione e, per altro, consentire al diversamente abile di essere parte integrante della società.

Si sta pensando all’impego del diversamente abile non solo in agricoltura (cohousing rurali) con, ad esempio, gli orti sociali, ma anche nel commercio, la ristorazione, lo svago e l’intrattenimento, come si dirà meglio in appresso.

Con tale presupposti i centri opererebbero invece che con dei singoli laboratori ma, efficacemente, nel concreto della vita di contesto.

Sorvolo sui risultati inclusivi e riabilitativi e psico-motori che rinvio per l’analisi agli addetti ai lavori, ma di sicuro la prospettiva sarà quella di dare dignità e felicità ai soggetti interessati e non solo.

Infatti le attività saranno rivolte anche ai genitori anziani che potranno essere impegnati nei vari mestieri e perché no, potranno svolgere ruoli di sostegno e assistenza ai diversamente abili.

Il risultato, pertanto, sarebbe di dare dignità anche a questi e motivarli a condurre una vita motivata.

(a cura dell’Arch. Pasquale Mininno)

 

Photo by Tyler Nix on Unsplash

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